Secondo me, di notte.
Qualche giorno fa in uno scambio di sms, il mio amico e lettore di blog, Vise, mi diceva, come consiglio, che nel diario avrei dovuto scrivere un po' meno di politica.
Parto da qui.
Ci ho pensato ed ho ripercorso nella mente quel che in questi dieci mesi, ho scritto e condiviso con tanti di voi.
Vi ho scritto dell'unica donna che ho amato; vi ho scritto delle emozioni che ho provato; vi ho reso partecipi delle mie sensazioni e debolezze.
Ho provato a farmi conoscere in profondità, ad esprimere la mia intimità.
Forse Vise ha ragione, ed al contempo non ce l'ha.
Ha ragione perchè potrei forse dire più cose; può non aver ragione se si considera la politica (non Vise, generalmente) in tutte le sue articolazioni, come un qualcosa che va a completare la mia vita. Invece la mia vita è la politica, la sua pratica, il tentativo di occuparmi di tutti e ciascuno dalla mattina alla notte, nella pratica e nei pensieri. E lo faccio per non tanti euro (950 mensili), senza lamentarmi ma tirando la cinghia. Faccio però quello che mi piace, che a volte gratifica, altre delude e ferisce.
Curo poco, questo sì, le relazioni sentimentali, sporadiche ed il più delle volte, insignificanti. Questo manca nel blog, ma credo che che se mai mi dovessi innamorare di nuovo, darei l'annuncio e non renderei pubblico niente di niente di questa parte di intimità.
E ripercorrendo quel che in questi mesi mi è stato detto, recupero anche l'affermazione di un amico di una vita: "Simo, un tempo eri meglio: sorridevi e facevi ridere, ora no, sei un rompi palle". E questo un po' mi ha ferito, perchè tanti amici di sempre, per diversi motivi, mai per colpa, non gli ho sentiti vicini nel momenti più duri della mia vita, primo fra tutti l'abbandono eterno del Negar a questa terra. Erano distanti, poco partecipi del mio dolore e della fottuta sensazione di solitudine che provavo.
Sì, forse è vero, rido di meno e sono meno gioiso, ma la mia vita è cambiata, e spesso la mente corre distante dal luogo in cui sono, e penso a cosa avrei potuto fare e che non ho fatto, a cosa potrei fare e che non faccio, e a cosa potrò fare e che non so se farò. Penso al tempo che corre veloce, al desiderio d'amare e di essere amato; alla paternità; a come sarà il nostro futuro; a quanto mondo riuscirò a visitare prima di andarmene anch'io, come tutti; a come riuscirò ad essere utile e a come potrò dare maggior senso ai miei e vostri giorni.E questo a volte mi impaurisce e frena.
Ludovico Einaudi accompagna questa notte di partite giocate e da giocare, di mani sudate ed adipe straripante malgrado i 50 kg persi.
E penso che ora mi piacerebbe partire, andare in Patagonia, starci il tempo che serve e tornare a Ferrara, qui dove ho le mie solide radici.
E penso che ora in questa casa vuota, non c'è nessuno che mi cerca, nessuno che mi dice di spegnere lo stereo e di andare a letto.
E questo per me è politica. Perchè è la mia vita, il mio modo di vivere.
C'è solo l'aria artificiale del ventilatore, le foglie sono immobili, le luci del palazzo di fronte tutte spente. Alcuni staranno facendo l'amore, altri staranno leggendo, alcuni litigando ed altri ancora sognando, divertiti o sofferenti. L'umanità racchiusa in un palazzo, potrei parlare anche di questa sensazione, perchè anche questo, per la mia vita, sarebbe fare politica. Parlare delle vite, mia e di chi la condivide anche inconsapevolmente ed involontariamente con me, è parlare di politica.
Forse rido e faccio ridere meno, perchè quel palazzo, come tutti i luoghi vissuti da esseri umani, vorrei conoscerlo, capirne gli arredi, scorgerne il libri, sfogliarne i giornali, comprenderne le difficoltà. E fare qualcosa per migliorarlo, e spendermi fin che riesco per farcela.
Mi piacerebbe essere curioso fino alla fine, con la voglia di conoscere, scoprire, capire, indagare e far passare il messaggio che anche scrivendo questo e raccontandomi, sto facendo, a modo mio, politica.
Non so se ci riuscirò, spero d'avere ancora tanto tempo davanti, vorrei riempire al massimo i miei vuoti, finire di disegnare quel che è incompleto, e scrivere la più bella lettera d'amore che ci leghi tutti assieme per un attimo, ma che valga sempre, che ci faccia sentire gli uni e gli altri, al di là dei sessi, Fratelli, Amici, Compagni.
Con amore.
Per sempre.
Perchè come scrisse qualcuno: "darei la vita per non morire".
E per poterci un giorno rivedere.
Con la voglia profonda di conoscerci.
E di andare oltre.
Ecco, la mia Politica.
| inviato da
simonemerli il 23/7/2007 alle 11:53 | |