La sensazione è quella di chi ha
una gran voglia di riposarsi, pari a quella che possiedo per sfinirmi
per far raggiungere al Pd un ottimo risultato.
So che ogni cosa che dico viene
considerata “di parte”, del resto non ho mai voluto celare la mia
appartenenza ai principi ed alle pratiche del partito a cui dedico il
mio impegno. Però una riflessione su come sono nati il Pd e il
Pdl dev'essere a mio parere svolta per evitare valutazioni errate. Il
Pd nasce dalla fusione di due grandi partiti, i Ds e la Margherita,
che attraverso congressi e la partecipazione di migliaia di persone,
hanno deciso di mettersi assieme per costruire un partito nuovo.
L'inizio sono state le Primarie del ottobre 2007 per eleggere
segretario nazionale, segretari regionali e componenti delle
assemblee dei due livelli (3.500.000 persone), fino ad arrivare
all'elezione dei coordinatori provinciali, dei direttivi di circolo,
segretari di circolo e segretari comunali. Il tutto abbandonando i
due partiti precedenti. Il giorno 16 febbraio a Roma, l'assemblea
nazionale voterà manifesto, statuto e codice etico che sono in
questi giorni in discussione. I Ds e la Margherita non esistono più,
esiste solo il Pd: questo era l'obiettivo e questo è stato
raggiunto. Dal 15 aprile in parlamento, Camera e Senato, ci sarà
un unico gruppo, quello del Pd, nessun altro simbolo o appartenenza.
Il Pdl, tanto idolatrato per la sua
presunta enormità nasce un giorno freddo di dicembre (forse
gennaio, non ricordo) in cui da piazza San Babila a Milano scende da
un'auto un uomo. Si mette in piedi sul predellino della stessa ed
annuncia la nascita del Partito del Popolo delle libertà.
Indice una consultazione popolare, udite udite, sulla scelta del
nome! I contenuti e i componenti di questo partito nessuno li
conosce, e comunque non sono materia che i cittadini devono trattare.
Gli alleati di quel signore, Fini e Casini, affermano che la Casa
delle libertà è finita e che quel signore non può
decidere da solo cosa fare delle loro storie, dei loro simboli e
delle loro tradizioni. In sintesi, la proposta di unità viene
abbattuta a colpi d'ascia da tutti gli alleati, memorabile
l'intervista del grande statista Fini a “la Repubblica”.
Nel frattempo il governo arranca fino a
cadere.
Si va ad elezioni.
Alleanza nazionale, promotrice del
referendum di modifica della legge elettorale, la “porcata”,
afferma che bisogna andare subito al voto e con questa legge
elettorale, ogni forma di dialogo istituzionale per modificarla e
rendere governabile il Paese viene declinata. Il signore del
predellino afferma che “il Paese vuole le elezioni”. Mani nei
capelli per i leader del centrosinistra, con tutti i limiti che tanti
di costoro hanno, sanno benissimo che il rischio ingovernabilità
si può ripresentare, ma al centrodestra non interessa nulla.
Così i mali passano, le elezioni
si avvicinano e tutti i sondaggi danno il centrodestra per
vittorioso. Il Pd si struttura, lancia il messaggio del “liberi,
non soli” e corre da solo. Scelta coraggiosa, innovativa, che
guarda al Paese ed al futuro.
Il signore ed il suo assistente (Fini)
decidono in una stanza la lista unitaria del Pdl, non un partito che
rinuncia ad essere solo sé stesso e si fonde, bensì un
soggetto politico che manterrà gruppi dirigenti nazionali e
locali differenti, anche se la facciata saranno capigruppo comuni ad
ogni livello. Quindi un'enorme finzione di unità, solo una
lista unitaria che una volta entrata in parlamento attraverso la
menzogna raccontata, può dividersi quando e come vuole.
Non voglio fare propaganda per il Pd,
voglio semplicemente spiegare quanto i due processi siano differenti
fra loro e quanto si stia cercando di parificare le due azioni e
strategie politiche.
Non sto raccontando una balla,
purtroppo questa è la verità dimostrabile dai fatti,
non un punto di vista di parte.
Tutto qui. Finora la verità è
questa, se cambierà non mancherò di raccontarla.
Buona giornata.
| inviato da
simonemerli il 13/2/2008 alle 16:1 | |