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simonemerli
...altra memoria e non basta ancora
cose svanite facce e poi il futuro
12 marzo 2008
Sì, si può fare.

Scrivo dopo tanto tempo di silenzio dovuto ai troppi impegni, alla scarsa voglia di dire tutto ciò che sento e penso, e dal rapimento ormai generale di twitter.
Scrivo oggi dopo che Veltroni ha riempito la piazza della nostra città, ha consegnato fiducia e speranza anche ai cittadini ferraresi, spesso assopiti nelle proprie chiusure e paure. Un entusiasmo che non vedevo da anni, una fiducia che non si percepiva da troppo tempo, una voglia d'esserci, partecipare, contare che da ancora più forza a mio parere al progetto che abbiamo messo in campo. Ieri diverse persone mi hanno ringraziato, hanno mandato sms molto gratificanti, ed oggi e qui vorrei dire a tutti loro che il merito dev'essere condiviso, che il mio lavoro è stato lo stesso di sempre e che senza l'impegno di tutti i democratici dei territori la piazza di ieri non sarebbe stata la stessa. Ma la forza sta qui. Nel sentimento di condivisione e partecipazione che rende ognuno di noi protagonista, che non divide in dirigenti e militanti, che accomuna le energie e le speranze, che stringe le mani e sostiene le gambe. Anche quando il passo fatica ed il cuore arranca, la nostra gente aiuta, ti sostiene, non ti fa sentire solo, come è stato per me con tanti di voi in queste ore. E chiedo mestamente di sopportare gli sfoghi, le incomprensioni, le ire estemporanee e spesso immotivate (profondamente, l'immediato le rende comprensibili), ma chiedo di credermi che questo lavoro consegna grandi soddisfazioni ma anche grandi fatiche, come tutti i lavori, o quasi tutti. Non so se ce la ci possa fare a vincere, so solo e per certi aspetti mi basta, che una vittoria è stata raggiunta, ed è quella di vedere gente nuova che non si è mai vista, sentire commenti diversi che non si sono mai uditi, vedere persone diverse tra loro, molto diverse, occupare la stessa piazza, condividere lo stesso luogo, vivere gli stessi spazi e forse sentire le stesse emozioni. Ecco, questo è un risultato importante che da senso e profondità a ciò che stiamo facendo. Una parte l'abbiamo fatta, la seconda è tra un mese, vediamo di completare l'opera assieme.
Grazie di tutto a tutti (o quasi, anzi no, non a tutti, a tanti, tanti altri mettono costantemente il bastone tra le ruote).




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16 febbraio 2008
Navigando navigando

Navigando ho trovato questo video. Penso possa essere uno spunto di riflessione interessante. Per oggi direi possa bastare.
Cliccate qui. Senza parole.
http://it.youtube.com/watch?v=F5MZmJLMQ9Y




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14 febbraio 2008
In ricordo di Ludovico Ticchioni

Chi era Ludovico Ticchioni pochi lo sanno, gli stessi suoi concittadini faticano a ricordarselo. Lascio poche righe tratte da un sito che si occupa di raccolta di lettere di detenuti uccisi negli anni della seconda guerra mondiale.
Oggi è l'anniversario della sua morte, la sua vite, le sue scelte, il suo modo d'essere e vivere la sua giovinezza, siano monito e guida per il nostri impegno.

Di anni 17, studente, celibe. Nato il 16 aprile 1927 a Mestre (Venezia) e residente a Ferrara. Iscritto al liceo classico della città, dopo l’8 settembre 1943 si sentì profondamente deluso dalla RSI. Deciso ad arruolarsi nell’esercito monarchico in cui il padre era al comando della Brigata «Friuli», nell’autunno del 1943 si mise in contatto con il CLN ferrarese. A metà novembre, per i suoi ideali filo monarchici e liberal-democratici, rischiò di essere incluso tra le vittime della rappresaglia contro l’uccisione del segretario federale Ghisellini, ma l’intervento del questore Poli, amico di famiglia, lo salvò. Nel febbraio 1944 la madre decise di sfollare a Ponte Giglioli Serravalle (Rovigo) con i figli. Nell’estate successiva Ludovico entrò nelle fila del gruppo comandato da Olao Pivari, della 35º Brigata Garibaldi «Bruno Rizzieri». Partecipò a diverse azioni ma dovette rientrare in famiglia quando la formazione partigiana si sciolse per le continue indagini dell’UPI. Fu catturato il 27 dicembre e sottoposto a interrogatori. Ancora minorenne, fu ucciso il 14 febbraio 1945 insieme al coetaneo Gino Villa. Secondo la versione ufficiale i due giovani furono uccisi in seguito a un tentativo di fuga, ma la ricostruzione della dinamica degli eventi prova che si trattò di un sotterfugio per evitare il processo. Ticchioni e Villa, essendo minorenni, non avrebbero potuto essere condannati a morte. Gli fu conferita la Medaglia d’Oro al Valor militare alla memoria.


Grazie Ludovico.






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13 febbraio 2008
In un modo diverso

La sensazione è quella di chi ha una gran voglia di riposarsi, pari a quella che possiedo per sfinirmi per far raggiungere al Pd un ottimo risultato.
So che ogni cosa che dico viene considerata “di parte”, del resto non ho mai voluto celare la mia appartenenza ai principi ed alle pratiche del partito a cui dedico il mio impegno. Però una riflessione su come sono nati il Pd e il Pdl dev'essere a mio parere svolta per evitare valutazioni errate. Il Pd nasce dalla fusione di due grandi partiti, i Ds e la Margherita, che attraverso congressi e la partecipazione di migliaia di persone, hanno deciso di mettersi assieme per costruire un partito nuovo. L'inizio sono state le Primarie del ottobre 2007 per eleggere segretario nazionale, segretari regionali e componenti delle assemblee dei due livelli (3.500.000 persone), fino ad arrivare all'elezione dei coordinatori provinciali, dei direttivi di circolo, segretari di circolo e segretari comunali. Il tutto abbandonando i due partiti precedenti. Il giorno 16 febbraio a Roma, l'assemblea nazionale voterà manifesto, statuto e codice etico che sono in questi giorni in discussione. I Ds e la Margherita non esistono più, esiste solo il Pd: questo era l'obiettivo e questo è stato raggiunto. Dal 15 aprile in parlamento, Camera e Senato, ci sarà un unico gruppo, quello del Pd, nessun altro simbolo o appartenenza.
Il Pdl, tanto idolatrato per la sua presunta enormità nasce un giorno freddo di dicembre (forse gennaio, non ricordo) in cui da piazza San Babila a Milano scende da un'auto un uomo. Si mette in piedi sul predellino della stessa ed annuncia la nascita del Partito del Popolo delle libertà. Indice una consultazione popolare, udite udite, sulla scelta del nome! I contenuti e i componenti di questo partito nessuno li conosce, e comunque non sono materia che i cittadini devono trattare. Gli alleati di quel signore, Fini e Casini, affermano che la Casa delle libertà è finita e che quel signore non può decidere da solo cosa fare delle loro storie, dei loro simboli e delle loro tradizioni. In sintesi, la proposta di unità viene abbattuta a colpi d'ascia da tutti gli alleati, memorabile l'intervista del grande statista Fini a “la Repubblica”.
Nel frattempo il governo arranca fino a cadere.
Si va ad elezioni.
Alleanza nazionale, promotrice del referendum di modifica della legge elettorale, la “porcata”, afferma che bisogna andare subito al voto e con questa legge elettorale, ogni forma di dialogo istituzionale per modificarla e rendere governabile il Paese viene declinata. Il signore del predellino afferma che “il Paese vuole le elezioni”. Mani nei capelli per i leader del centrosinistra, con tutti i limiti che tanti di costoro hanno, sanno benissimo che il rischio ingovernabilità si può ripresentare, ma al centrodestra non interessa nulla.
Così i mali passano, le elezioni si avvicinano e tutti i sondaggi danno il centrodestra per vittorioso. Il Pd si struttura, lancia il messaggio del “liberi, non soli” e corre da solo. Scelta coraggiosa, innovativa, che guarda al Paese ed al futuro.
Il signore ed il suo assistente (Fini) decidono in una stanza la lista unitaria del Pdl, non un partito che rinuncia ad essere solo sé stesso e si fonde, bensì un soggetto politico che manterrà gruppi dirigenti nazionali e locali differenti, anche se la facciata saranno capigruppo comuni ad ogni livello. Quindi un'enorme finzione di unità, solo una lista unitaria che una volta entrata in parlamento attraverso la menzogna raccontata, può dividersi quando e come vuole.
Non voglio fare propaganda per il Pd, voglio semplicemente spiegare quanto i due processi siano differenti fra loro e quanto si stia cercando di parificare le due azioni e strategie politiche.
Non sto raccontando una balla, purtroppo questa è la verità dimostrabile dai fatti, non un punto di vista di parte.
Tutto qui. Finora la verità è questa, se cambierà non mancherò di raccontarla.
Buona giornata.




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12 febbraio 2008
Lasciate un messagio dopo il bip

Sono appena tornato da casa di Giuli, Nigo, Matti e Cami.
A cena si discuteva della memoria, di quanto il ricordo nella mia mente fosse offuscato e di quante cose accadute non ricordassi. E dicevo che mi piace molto l’idea che un figlio di un padre o una madre cantante, attore o attrice, potesse risentire in ogni momento la voce del proprio caro passato a miglior vita (che vita è la morte? Beata fede che non c’è…).
Nigo ha detto: “ti faccio sentire una cosa”. E’ salita ed è scesa con una vecchia musicassetta. Aveva tenuto la registrazione della loro segreteria telefonica di quasi vent’anni fa.
E’ stato emozionante risentire la voce di Giurda che non c’è più, voci di tanti diverse da come sono ora, tra le quali quella di mia mamma che si scusava con Giuli perché mio fratello giocando a pallone aveva rotto il naso ad un suo amico. Ho capito che il ricordo va cercato, costruito, e che la voce di mia mamma e dei miei cari se voglio posso portarla per sempre con me, basta volerlo. Eppure non ha mai fatto la cantante né l’attrice. E non ho amici cantanti ed attori. Non serve grande tecnologia, e stasera una musicassetta, oggetto ormai dimenticato, me l’ha dimostrato. Voci differenti da come sono ora, vent’anni di vita in più, o meglio, lì, vent’anni di vita in meno. E quelle voci sono mutate perché sono mutate le vite, i pensieri, le quotidianità di tutti coloro che stasera ho risentito.
Beh, nostalgia, tanta nostalgia e ricerca di memoria, necessità di riallaccio della mia vita con il ricordo.
Tutto qui, solo una considerazione.
Buonanotte.




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12 febbraio 2008
Attualità e bisogni

Che la politica facesse fatica ad interpretare i reali bisogni dei cittadini, ce n'eravamo accorti, e di questo siamo tutti, al di là delle posizioni, un po' colpevoli.
Che però il dibattito sulla moratoria sull'aborto proposta da Ferrara Giuliano, e ripresa da Berlusconi Silvio che scomoda addirittura l'ONU, proprio non me l'aspettavo. Non credo che il Paese abbia bisogno di tornare indietro trent'anni nel dibattito ma che abbia bisogno di una prospettiva politica che lo porti laddove dovrebbe naturalmente essere, avanti di dieci.
Ma non è così, sembra non possibile che funzioni così.
Quali sono i pensieri reali degli italiani, l'aborto o i salari, il potere d'acquisto, il lavoro sicuro, la possibilità a pagare le bollette sempre in aumento?
I temi dovrebbero essere questi, non quelli superati e che ormai sono senso comune in tutto il Paese. Si fa proprio fatica. Verrebbe voglia di guardare solo le figure, di non leggere niente, di leggere fumetti e sognare praterie. Che la realtà dia peggio dell'immaginazione lo sapevamo, ma che si riesca sempre e solo a peggiorare, mi sembra eccessivo.
Insomma, l'invito ad un dibattito civile fatto da Veltroni mi sembra ancora un invito fatto a sordi che non intendono sentire, e nel frattempo i cittadini scappano da tutto e da tutti. Hanno forse torto? Sono comunque fiducioso che qualcosa possa cambiare. In meglio, si intende.
Buona giornata.




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9 febbraio 2008
Un'altra attesa, diversa

Ci sono fine settimana e fine settimana.
In attesa di uscire, tardi perché oggi va così, ho seguito su internet le ultime dichiarazioni del capo del “Popolo della Libertà”, quel capo che ha deciso di schierare centoventimila difensori del voto contro i brogli della sinistra, e che ha sentito di dover essere grato a Mastella per aver fatto cadere Prodi. Ecco, basterebbero queste due idiozie per mostrare il livello del dibattito che Berlusconi vorrebbe portare avanti: la sinistra che ruba e la gratitudine verso chi ha fatto cadere Prodi dimenticando che i “nobili” motivi della caduta del governo erano imputabili al primo e non all’ex presidente del consiglio. Qualcosa “tragia”, gli ingranaggi fondamentali di questa democrazia continuano ad essere lenti, farraginosi, non oliati. Qualcosa non va di profondo e nel profondo; qualcosa risulta essere una scheggia impazzita che colpisce chiaramente solo chi non ha tra le mani nessun genere di potere e deve vivere alla giornata con la speranza di un domani migliore.Il “leader” (tra virgolette perché personalmente penso non abbia la stoffa per esserlo) di Rifondazione, Giordano, ha detto che in Italia il centro è rappresentato dal Pd, che loro sono la sinistra e che agli antipodi c’è una destra reazionaria, xenofoba e razzista. E’ possibile che io, uomo di sinistra nell’intimo, debba sentire così tanto distacco dal linguaggio e dalla pratica politica di quella che si definisce sinistra? E’ possibile sentire così forte la rottura di un legame che per anni ci ha visto alleati? E’ possibile sentire che sia a volte più facile parlare con un appartenente dello schieramento opposto piuttosto che con qualcuno che fino a poco tempo fa ha condiviso spazi, luoghi, aree di interesse, sguardi ed azioni? Si vede di sì: Diliberto, Giordano e Pecoraro Scanio (cito i tre più importanti ma ce ne sono anche altri) sono distanti anni luce da me, da noi. Loro ci vedono di centro, noi non riusciamo a riconoscerli di sinistra. Storia difficile e travagliata alla quale il Pd son certo che saprà dar risposta allargando il proprio consenso e mostrando cosa significhi essere di sinistra oggi.Tra poche ore nella splendida Spello, Veltroni pronuncerà il discorso per l’Italia, l’avvio di una proposta elettorale, non di una campagna elettorale fine a sé stessa, una proposta che sia guida di cambiamento, innovazione, miglioramento dell’esistente. Sostituirò il sonno con la sveglia (chiedo scusa a chi lavora, per me domani sarebbe stata una domenica di gran sonno, devo invece svegliarmi alle 10.30 e richiedo scusa a chi si alza per andare a lavorare) per potermi collegare su
www.partitodemocratico.it e sentire la forza (ne sono sicuro) e la capacità (ognuno al di là delle posizioni può riconoscerla) dell’idea e pratica di una nuova stagione per una nuova Italia.
Va bene, solo poche considerazioni, ora mi vesto ed esco, l’aria è fresca, si sta bene, meglio respirarla e vivere al di fuori delle mura.
Buonanotte.




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9 febbraio 2008
Dall'accento svedese

 
Questo post di Accento svedese merita la lettura. Oggi Accento svedese scrive per me. Grazie Accento svedese!

A volte la realtà supera la fantasia. Un partito che sembrava che sembrava un estemporaneo capriccio di un miliardario in crisi d’astinenza di potere, un partito che pareva dimenticato (se non addirittura surgelato per sempre) ricompare all’improvviso. Senza che nessuno ne sentisse la mancanza, oltretutto.
Pare che il grande passo sia stato deciso in un batter d’occhio. Tutti d’accordo. Altri fanno congressi e ci mettono anni, loro decidono di fronte ad una tazza di caffè, senza consultare i militanti. Mi piace questo modo di semplificare la realtà, ma in fondo chi lo decide cosa è realtà e cosa è immaginazione?
Pierferdinando Casini addirittura
è stato informato mentre era in viaggio in treno, ed a quanto pare non l’ha presa troppo bene. Non ci vuole stare. Ma alla fine tornerà, come al solito. Non ha altra scelta.
Il Popolo della Libertà (nome da brivido) nasce, e nasce già forte ed invincibile. E non è stato fondato in Piazza San Babila, in occasione di quella memorabile domenica del predellino, sospinto da una valanga di firme talmente vere che non se ne è mai più parlato, forse per pudore. Nasce nel 2005 (anche se i più non se ne sono mai accorti) e nasce non per obbligo, ma per scelta consapevole dettata dalla volontà di semplificare. Siamo alla totale riscrittura della realtà, ma questo è solo l’inizio. Il bello verrà nelle prossime settimane, ne sono convinto. La parola d’ordine sarà una sola: il Capo ha avuto l’ennesima idea geniale, ennesimo successo in una lunga carriera che l’ha visto sempre vincente, in qualunque campo. E se qualche volta per caso ha perso è stata colpa di altri, non sua.
Giuliano Ferrara si è già portato avanti con il lavoro. Ieri sera ad Otto e Mezzo era raggiante, non stava più nella pelle. Ha aperto la trasmissione parlando un quarto d’ora senza dire nulla, però è sempre molto intelligente. Per non farsi mancare nulla aveva addirittura la forfora sulla giacca, la forfora tipica delle grandi occasioni: la Forfora della Libertà. Ho rischiato un blocco digestivo, ma ne è valsa la pena. In seguito verranno Belpietro, Feltri, Giordano, Vespa e gli altri scrivani di corte, ma Ferrara è di un altro pianeta. Un fuoriclasse al servizio del miglior offerente.
Ovviamente, nessuno si chiederà perché, nonostante vada sbandierando in giro fior di sondaggi che lo danno vincitore a man bassa, Berlusconi abbia avuto bisogno di lanciarsi in un’operazione del genere. Nessuno dirà che il Pdl sta imbarcando chiunque per far numero, nessuno dirà che è un’operazione di facciata e che si squaglierà il giorno dopo le elezioni. Farsi troppe domande non serve, priva lo spettacolo di ogni suo fascino.
Soprattutto, nessuno riconoscerà che Lamberto Dini
entrando in un carrozzone del genere ha avuto un coraggio da leone. È un uomo da ammirare perché ha scelto di entrare non per convinzione e nemmeno per convenienza, ma per fare lo iettatore. In sostanza, vuole portare loro sfiga e farli perdere. Si è immolato per noi e pertanto è un vero eroe, e solo il tempo galantuomo saprà far sì che venga riconosciuto da tutti in quanto tale. Ai poster l’ardua sentenza (cit.).




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7 febbraio 2008
"Yes, we can"

Se penso al “Yes, we can” di Obama ripreso da Veltroni ieri pomeriggio, non posso che guardare con fiducia e speranza alle elezioni politiche del 13 e 14 aprile.
Se leggo le dichiarazioni di Pecoraro Scanio rilasciate stamattina alle 11.39: "Noi sappiamo che la sinistra arcobaleno prende molti più voti da sola che con il fardello del Pd, perchè per noi è una zavorra, per essere chiari, lo è sempre stato", non posso che continuare a guardare con fiducia e speranza il cammino verso le elezioni politiche.
Dico solo questo, una breve considerazione alla “Twitter”, ma basta per chiarire che la posizione espressa da Veltroni la condivido pienamente.
Serietà, chiarezza, coraggio. E il centrodestra non ha affatto già vinto.
Buona giornata.




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4 febbraio 2008
L'attesa 2

So che posso apparire un ottimista immotivato, ma a questo punto andiamo ad elezioni con questa legge elettorale e proviamo a vincerle. Non c'è scritto da nessuna parte che il centrodestra abbia già vinto, c'è solo nella convinzione di tanti che giudicano negativamente tutto ciò che il centrosinistra ha prodotto in questi pochi mesi di governo. E si sbagliano. Lo dico con presunzione ma senza alcuna enfasi poiché perfettamente consapevole anche di tutti i limiti che si sono manifestati.
Non dobbiamo presentarci con la convinzione che sia inutile battersi, che non abbia senso proporre un progetto nuovo al Paese. Se fosse così che senso avrebbe avuto faticare come abbiamo faticato per costruire il Partito Democratico? Abbiamo o no dato vita ad un partito per rilanciare con forza un Paese bloccato, arroccato, scontroso? E quindi, davanti a questa consapevolezza, per quale ragione ci si dovrebbe bloccare dandoci per vinti e in sola attesa di svolgere un ruolo d'opposizione? Il Partito Democratico ha realmente scompaginato il quadro politico, ha realmente dato vigore alla politica ed alla partecipazione: perchè non spendere tutte queste risorse e provare a vincere? Io ci credo, e ci credo perchè non siamo una forza politica qualsiasi, non siamo rappresentanti solo di noi stessi, non siamo portatori di vecchie idee e vecchie pratiche. Siamo diventati un grande partito, una contaminazione di due partiti e di tante donne e tanti uomini che prima d'ora non si erano spesi e che probabilmente guardavano avviliti le nostre vicende. “Perchè i giovani possono cambiare la politica”, mi sembra sia questo il titolo di una delle iniziative che i giovani del Pd porteranno avanti, e tutto ciò mi sembra importante poiché la domanda posta è strettamente connessa alla volontà di intraprese di un'iniziativa volta a cambiarla. In meglio, si intende. E se è vero come è vero, che “la vita non è ciò che accade ma ciò che facciamo con ciò che accade”, anche in politica dovremmo approcciarci con questo metodo, guardando l'esistente, comprenderlo, studiarlo, contemplarlo, ed individuare soluzioni credibili, realizzabili, tangibili. Ed ora non abbiamo il tempo di lasciarci abbattere, di lasciarci convincere che non possiamo farci nulla, dobbiamo solo risalire, raggiungere quota ed iniziare ad urlare ciò che pensiamo sia giusto urlare (senza mai offendere, l'offesa dev'essere materia di altri). Dobbiamo mostrare le nostre doti ed i nostri talenti, i migliori che abbiamo, quelli che con una legge elettorale differente in cui il candidato avrebbe un peso, avremmo fatto valere. La legge elettorale impedirà di nuovo il rapporto eletto-cittadini, ma spetta a noi ridurre le distanze rendendoci responsabili di ciò che si porta avanti.
Condivido le valutazioni che Enri ha fatto nel post precedente (su left is right) ora però gambe in spalla, poche “pippe” e proviamoci. Facciamolo per il Paese, facciamolo per chi come noi neanche due anni fa seguiva lo spoglio in diretta e vedeva il vantaggio nei sondaggi del centrosinistra, calare di minuto in minuto. Facciamolo per tutti coloro che si indignano, che temono un ritorno di un governo che danni ne ha fatti abbastanza dal 2001 al 2006 e dei quali non ha mai pagato il prezzo che avrebbe meritato. Facciamolo perchè l'opportunità di migliorare questo Paese è oggi, oggi che tutto sembra più difficile, oggi che la difficoltà oggettiva deve unirci e renderci consapevoli della non solitudine ma della vicinanza di tanti ai nostri pensieri.
Conoscendomi, potrei trovarmi domani a piangere solo e nudo davanti alla fontanella del Duomo, però sfruttate questa enfasi e questa voglia di lottare, in più sosteniamoci quando in alcuni momenti sarà per forza più dura ed anch'io dirò “non ce la possiamo fare”.
Va bene, ho detto poco, ho scritto male ma forse a qualcosa potrebbe servire.
Forse.
Buona giornata.





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Alessandro Baricco




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